La sarcopenia non è solo una questione di “perdere muscolo con l’età”. È una malattia muscolare vera e propria, come definita dall’European Working Group on Sarcopenia in Older People (EWGSOP2), caratterizzata da perdita progressiva di massa, forza e performance fisica, con ricadute cliniche che vanno dalle cadute alla disabilità fino all’aumento della mortalità (Cruz-Jentoft et al., 2019).
Eppure, sul piano terapeutico, abbiamo ancora poche armi davvero efficaci. È qui che la review della dottoressa Claudia Venturini e colleghi dell’IRCCS INRCA di Ancona, pubblicata su Nutrients, prova a spostare l’asse della discussione, interrogandosi sul ruolo della dieta chetogenica e del β-idrossibutirrato nel modulare i meccanismi biologici dell’invecchiamento muscolare
Non si tratta di un’ode alla chetogenica. Piuttosto, di un tentativo – rigoroso – di capire se la chetosi nutrizionale possa rappresentare una strategia integrativa, e in quali condizioni.
β-idrossibutirrato: da substrato energetico a molecola segnale
Uno dei punti centrali della review è il superamento della visione semplicistica del βOHB come semplice carburante alternativo. Venturini et al. ricordano come questo corpo chetonico agisca anche da molecola segnale, con effetti epigenetici e antinfiammatori .
Tra i meccanismi più rilevanti:
- Inibizione delle istone deacetilasi (HDAC), in particolare di classe I (Shimazu et al., Science, 2013), con aumento dell’acetilazione istonica e attivazione di geni coinvolti nella resistenza allo stress ossidativo.
- Modulazione dell’asse AMPK–SIRT1–PGC-1α, con potenziale stimolo della biogenesi mitocondriale.
- Inibizione dell’inflammasoma NLRP3, con riduzione di IL-1β e TNF-α, pathway già descritto da Youm et al. (Nat Med, 2015).
Il concetto è chiaro: il βOHB potrebbe agire come “mimetico” parziale della restrizione calorica, influenzando pathway molecolari associati alla longevità e alla protezione tissutale.
Attenzione, però. Gli stessi autori sottolineano un punto cruciale: molte evidenze derivano da modelli in vitro o animali, spesso con concentrazioni di βOHB superiori a quelle raggiungibili con la chetosi nutrizionale umana (0,5–3,0 mmol/L) . La traslazione clinica non è automatica.
Evidenze precliniche: muscolo preservato nel modello murino
Sul versante animale, i dati sono più robusti. La review cita, tra gli altri, lo studio di Wallace et al. (Aging Cell, 2021), che ha mostrato come una dieta chetogenica a lungo termine in topi C57BL/6 preservi la massa muscolare degli arti posteriori a 26 mesi, mantenga l’area trasversa delle fibre e riduca l’infiltrazione adiposa intramuscolare .
Non solo struttura. Anche funzione: miglioramento della forza di presa e shift verso fibre più ossidative (tipo I e IIa), con incremento del contenuto mitocondriale.
In modelli di diabete di tipo 2, condizione spesso associata a sarcopenia accelerata, la dieta chetogenica ha mostrato effetti favorevoli su massa e forza muscolare, con riduzione dei marker di stress del reticolo endoplasmatico e dell’attivazione di NLRP3 .
Meccanisticamente affascinante. Clinicamente? Ancora da dimostrare.
Evidenze cliniche: il nodo della sarcopenia obesa
La parte clinica è, inevitabilmente, più prudente.
La maggior parte degli studi disponibili riguarda soggetti con sarcopenia obesa o con comorbidità metaboliche (obesità, insulino-resistenza, diabete tipo 2), non anziani con sarcopenia primaria.
Uno studio pilota randomizzato (Camajani et al., Front Nutr, 2022) ha confrontato una VLCKD (very low-calorie ketogenic diet) da sola versus VLCKD più interval training. Il gruppo combinato ha mostrato una minore perdita di massa magra e miglioramenti significativi nello SPPB (Short Physical Performance Battery) .
Il messaggio è netto: la dieta da sola non basta. L’integrazione con esercizio di resistenza rimane cardine imprescindibile.
La review suggerisce un apporto proteico adeguato (1,2–1,5 g/kg/die), distribuito nei pasti, con attenzione alla quota di leucina per superare la cosiddetta “resistenza anabolica” dell’anziano.
In altre parole: non è la chetosi in sé a “costruire” muscolo, ma l’interazione tra stato metabolico, segnalazione anabolica ed esercizio.
Chetosi nutrizionale vs chetoni esogeni
Un capitolo interessante riguarda la distinzione tra chetosi nutrizionale e supplementazione con βOHB esogeno.
I chetoni esogeni possono aumentare rapidamente la chetonemia (fino a 2–3 mmol/L), ma non riproducono l’intero assetto endocrino e metabolico della restrizione glucidica . Inoltre, l’effetto sulla massa muscolare a lungo termine non è dimostrato.
Possono avere un ruolo come strategia adiuvante post-esercizio, stimolando mTORC1 (Vandoorne et al., Front Physiol, 2017), ma non sostituiscono una strategia nutrizionale strutturata.
Sicurezza e implementazione clinica nell’anziano
Sul piano della sicurezza, Venturini et al. riportano che, se ben pianificate e supervisionate, le diete chetogeniche risultano generalmente ben tollerate negli anziani .
Punti critici:
- Monitoraggio della funzione renale.
- Attenzione al profilo lipidico (LDL variabile).
- Adeguato apporto di micronutrienti.
- Revisione delle terapie ipoglicemizzanti per evitare ipoglicemie.
La review propone un modello in tre fasi (adattamento, ottimizzazione, mantenimento), con obiettivi chiari su massa magra, forza (handgrip), performance (SPPB) e marker metabolici .
È un framework interessante, ma resta un’ipotesi organizzativa in attesa di trial di lunga durata (12–24 mesi) con endpoint clinicamente rilevanti.
Dove siamo, davvero?
La review di Venturini non proclama la dieta chetogenica come terapia risolutiva della sarcopenia. Piuttosto, costruisce un ponte tra:
- Meccanismi molecolari coerenti.
- Evidenze precliniche solide.
- Dati clinici preliminari, ancora limitati.
Il quadro che si delinea è quello di una strategia potenzialmente promettente come supporto, soprattutto nei fenotipi metabolici complessi (sarcopenia obesa, diabete), ma non ancora validata come intervento standard per la sarcopenia primaria.
La biologia è intrigante. La clinica, per ora, invita alla cautela.
E forse è proprio questa la parte più interessante: siamo davanti a un’ipotesi fisiologicamente plausibile, ma ancora in fase esplorativa. La scienza, quando è onesta, procede così.
Bibliografia
Venturini C. et al. The Role of Ketogenic Diet and β-Hydroxybutyrate in the Prevention of Muscle Catabolism and Sarcopenia in Aging Populations. Nutrients. 2026;18:761.
Cruz-Jentoft AJ et al. Sarcopenia: Revised European consensus on definition and diagnosis. Age Ageing. 2019;48:16–31.
Shimazu T et al. Suppression of oxidative stress by beta-hydroxybutyrate, an endogenous histone deacetylase inhibitor. Science. 2013;339:211–214.
Vandoorne T et al. Intake of a Ketone Ester Drink during Recovery from Exercise Promotes mTORC1 Signaling but Not Glycogen Resynthesis in Human Muscle. Front Physiol. 2017;8:310.
Wallace MA et al. The ketogenic diet preserves skeletal muscle with aging in mice. Aging Cell. 2021;20:e13322.
Youm YH et al. The ketone metabolite beta-hydroxybutyrate blocks NLRP3 inflammasome-mediated inflammatory disease. Nat Med. 2015;21:263–269.
Camajani E et al. Very low calorie ketogenic diet combined with physical interval training for preserving muscle mass during weight loss in sarcopenic obesity. Front Nutr. 2022;9:955024.

