I farmaci incretinici hanno modificato in pochi anni la grammatica clinica dell’obesità, producendo riduzioni di peso che fino a poco tempo fa erano associate quasi esclusivamente alla chirurgia bariatrica.
Semaglutide e tirzepatide, come ricorda Medeot, generano cali ponderali profondi insieme a miglioramenti documentati nel controllo glicemico e nel rischio cardiovascolare. Ma il punto centrale del suo contributo è un altro: la perdita di peso indotta da GLP‑1RA non riguarda solo il tessuto adiposo. Gli studi clinici mostrano costantemente una riduzione concomitante della massa magra e della fat‑free mass, con STEP 1 che attribuisce alla lean mass circa il 39% del calo ponderale totale. È un dato che non può essere relegato a dettaglio tecnico, perché la qualità della perdita di peso diventa un parametro clinico, non solo accademico.
Medeot ha il merito di ricordare che la lean mass misurata con DXA o BIA non coincide con il muscolo scheletrico puro: include acqua, fluidi associati al glicogeno, tessuto connettivo, massa d’organo. Analisi basate su risonanza magnetica suggeriscono che una parte della riduzione osservata possa riflettere una diminuzione dei lipidi intramuscolari e cambiamenti nella composizione del muscolo, più che una perdita di tessuto contrattile. Tuttavia, riduzioni eccessive di tessuto metabolicamente attivo possono essere problematiche, soprattutto in anziani, donne in post‑menopausa e pazienti con obesità sarcopenica. La consensus ESPEN/EASO sulla definizione di sarcopenic obesity fornisce qui un quadro interpretativo essenziale: la perdita di massa magra non è un effetto collaterale neutro, ma un rischio metabolico.
Per inquadrare il problema, Medeot richiama il Minnesota Starvation Experiment, ricordando che una ricostituzione incompleta della massa magra dopo restrizione calorica prolungata favorisce iperfagia persistente e recupero preferenziale di grasso durante la rialimentazione. L’obesità farmacologica del XXI secolo non è la fame sperimentale degli anni ’40, ma il principio fisiologico resta rilevante: la perdita di massa magra può contribuire al rebound ponderale osservato dopo la sospensione dei GLP‑1RA, anche se il nesso causale non è ancora dimostrato.
È in questo contesto che l’autore introduce la chetosi nutrizionale come possibile strumento per migliorare la qualità della perdita di peso. Non come moda dietetica, ma come modulatore del turnover proteico e della partizione dei substrati. Il beta‑idrossibutirrato, ricorda Medeot, agisce non solo come carburante ossidativo, ma come molecola segnale coinvolta nell’infiammazione, nello stress ossidativo e nel metabolismo muscolare. L’ipotesi che la chetosi possa attenuare la perdita di tessuto magro durante restrizione prolungata è fisiologicamente coerente, anche se l’evidenza umana resta limitata.
Il passaggio più importante riguarda la distinzione tra chetosi “spontanea” e chetoterapia strutturata. I protocolli VLCKD/VLEKT contemporanei non sono diete ricche di grassi, ma interventi medici con restrizione controllata dei carboidrati, apporto proteico adeguato, supplementazione di micronutrienti e transizioni dietetiche progressive. Questa distinzione è cruciale quando si parla di combinazione con farmaci incretinici: una dieta ipocalorica mal formulata, associata a GLP‑1RA, può ridurre involontariamente l’apporto proteico e accentuare la perdita di massa magra; una chetoterapia strutturata, con proteine adeguate e supervisione clinica, può invece favorire una riduzione più selettiva del tessuto adiposo.
La parte più solida del papier è quella dedicata al rischio nutrizionale dell’accoppiata GLP‑1RA + chetosi. Sia gli incretinici sia la chetosi riducono l’appetito e la spinta edonica verso i cibi altamente palatabili. Ma questa sinergia può diventare un problema: un appetito troppo ridotto può tradursi in apporto proteico insufficiente, scarsa varietà alimentare, intolleranze gastrointestinali e riduzione progressiva della massa magra. Medeot insiste sul fatto che la chetoterapia non deve essere usata per amplificare l’effetto anoressizzante dei GLP‑1RA, ma per modulare la qualità della perdita di peso, a patto che proteine, micronutrienti e monitoraggio della composizione corporea restino centrali.
Sul piano delle evidenze, l’autore richiama due lavori recenti: Camajani et al., che documentano una maggiore riduzione di peso quando liraglutide viene associato a VLCKD rispetto alla chetoterapia da sola; e Schiavo et al., che osservano una migliore preservazione della fat‑free mass, della forza muscolare e del metabolismo basale quando tirzepatide viene combinato con chetoterapia a basso apporto energetico rispetto a una dieta ipocalorica convenzionale. Si tratta di evidenze preliminari, con follow‑up brevi e campioni limitati, ma il segnale è chiaro: la composizione corporea durante perdita di peso farmacologica è modulabile attraverso la strategia nutrizionale.
La conclusione del papier è clinicamente rilevante: preservare la massa muscolare durante restrizione calorica è difficile senza esercizio di resistenza. Il resistance training resta l’intervento più efficace per mantenere la sintesi proteica muscolare, la performance neuromuscolare e il metabolismo basale. Parallelamente, l’apporto proteico non può essere affidato alla spontaneità alimentare in un contesto di appetito ridotto: la pianificazione proteica diventa un atto clinico deliberato.
Il contributo di Medeot ha diversi punti di forza: sposta il discorso sui GLP‑1RA dalla quantità alla qualità della perdita di peso; integra la fisiologia della chetosi con la pratica clinica; riconosce i rischi nutrizionali dell’accoppiata incretinici + chetosi; propone una visione integrata che unisce farmacologia, nutrizione e esercizio. I limiti riguardano la scarsità di evidenze robuste, la breve durata degli studi disponibili, la mancanza di stratificazione dei pazienti e la sostenibilità a lungo termine delle chetoterapie combinate.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa visione in protocolli concreti, studi randomizzati e percorsi assistenziali che non si limitino a far dimagrire i pazienti, ma li aiutino a perdere peso bene, preservando ciò che non possiamo permetterci di perdere: la massa magra.
Lo studio, pubblicato su Biomedicine Advances, è disponibile al DOI: https://doi.org/10.34172/bma.74
Bibliografia
Medeot M. Preserving lean mass during GLP‑1RA‑induced weight loss: the potential role of ketogenic metabolic therapy in improving weight‑loss quality. Biomedicine Advances 2026;3(3):89‑91. doi:10.34172/bma.74.
Wilding JPH et al. Once-weekly semaglutide in adults with overweight or obesity. N Engl J Med 2021;384:989‑1002.
Jastreboff AM et al. Tirzepatide once weekly for the treatment of obesity. N Engl J Med 2022;387:205‑216.
Lincoff AM et al. Semaglutide and cardiovascular outcomes in obesity without diabetes. N Engl J Med 2023;389:2221‑2232.
Look M et al. Body composition changes during weight reduction with tirzepatide. Diabetes Obes Metab 2025;27:2720‑2729.
McCrimmon RJ et al. Effects of semaglutide vs canagliflozin on body composition. Diabetologia 2020;63:473‑485.
Sattar N et al. Tirzepatide and muscle composition changes. Lancet Diabetes Endocrinol 2025;13:482‑493.
Donini LM et al. Sarcopenic obesity: ESPEN/EASO consensus. Clin Nutr 2022;41:990‑1000.
Keys A. Human starvation and its consequences. J Am Diet Assoc 1946;22:582‑587.
Dulloo AG. Physiology of weight regain. Obes Rev 2021;22:e13189.
Rubino D et al. Weight loss maintenance with semaglutide. JAMA 2021;325:1414‑1425.
Newman JC, Verdin E. β‑Hydroxybutyrate: more than a metabolite. Diabetes Res Clin Pract 2014;106:173‑181.
Thompson JR, Wu G. Ketone bodies and nitrogen metabolism. Comp Biochem Physiol B 1991;100:209‑216.
Thomsen HH et al. Ketone bodies and muscle protein kinetics. Am J Clin Nutr 2018;108:857‑867.
Blundell J et al. Semaglutide and appetite regulation. Diabetes Obes Metab 2017;19:1242‑1251.
Martin CK et al. Tirzepatide and ingestive behavior. Nat Med 2025;31:3141‑3150.
Caprio M et al. VLCKD consensus SIE. J Endocrinol Invest 2019;42:1365‑1386.
Barrea L et al. KeNuT model. J Endocrinol Invest 2024;47:487‑500.
Camajani E et al. VLCKD + liraglutide. Diabetes Obes Metab 2025;27:6078‑6083.
Schiavo L et al. Tirzepatide + ketogenic therapy. Nutrients 2025;17:1216.
Peterson MD et al. Resistance exercise meta-analysis. Ageing Res Rev 2010;9:226‑237.
Locatelli JC et al. Resistance exercise and incretin therapy. Diabetes Care 2024;47:1718‑1730.
Goisser S et al. Sarcopenic obesity interventions. Clin Interv Aging 2015;10:1267‑1282.
Tessier AJ, Chevalier S. Protein, leucine, omega‑3, vitamin D. Nutrients 2018;10:1099.

