I farmaci che falsano il test dei chetoni

La chetonuria è uno degli strumenti più usati, ma tra i più fraintesi, nel monitoraggio della dieta chetogenica. Costa poco, è immediata, si legge in un minuto e dà al paziente la sensazione concreta di “vedere” la chetosi. Ma proprio questa semplicità può diventare un problema: lo stick urinario non misura la chetosi nel suo insieme e, in alcune condizioni, può colorarsi quando i chetoni non ci sono oppure restare negativo quando la chetosi è reale.

Il punto da cui partire è chimico. I comuni stick urinari per chetoni si basano sulla reazione al nitroprussiato. Questa reazione rileva soprattutto acetoacetato e, a seconda del metodo, in parte acetone; non rileva invece in modo adeguato il β-idrossibutirrato, che è spesso il corpo chetonico prevalente nel sangue durante chetosi nutrizionale, digiuno o chetosi più marcata. Clinical Methods riporta chiaramente che la reazione al nitroprussiato misura acetone e acetoacetato, ma non β-idrossibutirrato; lo stesso testo segnala anche che le strisce Ketostix sono reattive all’acetoacetato ma non all’acetone.

Questa distinzione è fondamentale. Un paziente può avere β-idrossibutirrato capillare positivo e chetonuria negativa senza che ci sia alcuna contraddizione. In quel caso non è lo stick a “smentire” la chetosi: è lo stick che sta guardando il chetone sbagliato, nel compartimento sbagliato e con un ritardo temporale.

 

Il falso positivo

Gli interferenti più solidi della chetonuria sono quelli che generano falsi positivi. Il gruppo principale è rappresentato da molecole contenenti gruppi sulfidrilici liberi, cioè gruppi –SH, capaci di interferire con la reazione al nitroprussiato e produrre una colorazione compatibile con la presenza di chetoni.

Il caso classico è il mesna, farmaco uroprotettore usato soprattutto in oncologia insieme ad alcuni chemioterapici. Csako dimostrò che il mesna e altri composti sulfidrilici potevano produrre falsi positivi nei test urinari per chetoni; lo studio è ancora oggi uno dei riferimenti più citati su questo tema.

Un altro principio attivo da ricordare è il captopril, ACE-inibitore storico che contiene un gruppo sulfidrilico. Già nel 1980 il New England Journal of Medicine riportava falsi positivi della chetonuria in corso di terapia con captopril.

Anche la N-acetilcisteina merita attenzione. Non parliamo del comune uso occasionale a basse dosi come mucolitico, ma di una molecola dotata di gruppo tiolico e potenzialmente interferente. Poon, Hinberg e Peterson pubblicarono su Clinical Chemistry una lettera dal titolo esplicito: “N-acetylcysteine causes false-positive ketone results with urinary dipsticks”.

Nella stessa famiglia concettuale rientrano anche penicillamina, dimercaprolo, cisteina, cisteamina e altri composti tiolici. Qui la rilevanza ambulatoriale varia molto: alcuni sono farmaci poco frequenti nella pratica nutrizionale, ma il principio è utile da conoscere. Non è la chetosi ad aumentare; è la chimica del test a essere disturbata.

Esiste poi un’altra categoria, più pratica che biochimica: le urine molto pigmentate o colorate. Clinical Methods segnala che campioni urinari intensamente pigmentati possono produrre letture falsamente positive e indica anche la levodopa come causa di falso positivo. In questi casi il problema può essere una vera interferenza o una lettura cromatica difficile: la scala dello stick è visiva, quindi un’urina già molto colorata può rendere meno affidabile l’interpretazione.

 

Il falso negativo

I falsi negativi sono più insidiosi, ma meno spesso dipendono da farmaci o integratori. Il falso negativo più comune è metabolico, non analitico: il paziente ha prevalentemente β-idrossibutirrato nel sangue, ma poco acetoacetato nelle urine.

Questo accade spesso nella chetosi nutrizionale ben instaurata, nel digiuno prolungato, nella chetosi da restrizione calorica marcata e in condizioni in cui il rapporto β-idrossibutirrato/acetoacetato è spostato verso il BHB. Anche Laffel, in una revisione molto citata sui corpi chetonici, sottolinea che il test al nitroprussiato rileva acetoacetato, mentre non valuta il principale indicatore ematico della chetosi, cioè il β-idrossibutirrato.

C’è poi da considerare un aspetto renale: a basse concentrazioni plasmatiche i chetoni possono essere ampiamente riassorbiti. Clinical Methods riporta che i corpi chetonici possono essere completamente riassorbiti a basse concentrazioni plasmatiche e che la chetonuria diventa significativa quando viene superata una certa soglia di carico filtrato. È un particolare importante: non è detto che ogni chetosi ematica debba produrre una colorazione urinaria visibile.

A questo si aggiungono fattori banali ma frequenti: urine molto diluite, test eseguito in un momento poco rappresentativo, campione non fresco, strisce scadute o flacone rimasto aperto troppo a lungo. In questi casi non serve cercare spiegazioni sofisticate: semplicemente, lo stick non è lo strumento giusto per misurare con precisione la chetosi attuale.

 

La vitamina C può falsare il test dei chetoni?

L’acido ascorbico è spesso citato come interferente degli stick urinari. È vero, ma va precisato. La vitamina C è un riducente e può interferire con diversi pad delle strisce urinarie, in particolare glucosio, sangue, nitriti e bilirubina. Per il pad dei chetoni l’evidenza è meno solida e dipende dal tipo di striscia. Va quindi considerata un possibile confondente analitico, non la spiegazione principale di una chetonuria negativa.

Ko e colleghi hanno mostrato che alte concentrazioni di vitamina C nelle urine possono causare false riduzioni nelle reazioni degli stick, con entità variabile a seconda dell’analita e della striscia utilizzata. Lee e colleghi, in uno studio multicentrico, hanno confermato che la vitamina C urinaria è frequente e può interferire con alcuni test su dipstick, aumentando il rischio di falsi negativi.

Cosa significa “alte dosi” in pratica? Non basta ragionare sui milligrammi assunti: l’interferenza dipende dalla concentrazione urinaria. Dal punto di vista operativo, una concentrazione urinaria di vitamina C intorno a 25–40 mg/dL può già essere rilevante per alcuni pad; a 40 mg/dL e oltre l’interferenza diventa più plausibile, almeno per le strisce sensibili all’ascorbato. Alcune schede tecniche indicano proprio ≥40 mg/dL come livello associabile a falsi negativi per determinati parametri.

In termini di integrazione orale, una dose di 500 mg può essere già “alta” per la diagnostica urinaria, soprattutto se il test viene eseguito nelle ore successive. Lo studio farmacocinetico di Levine mostra che a dosi singole di 500 mg e superiori la biodisponibilità cala e l’escrezione urinaria aumenta; non è quindi necessario arrivare a dosi estreme perché l’ascorbato compaia in quantità significativa nelle urine.

Detto questo, nella pratica chetogenica la vitamina C non dovrebbe essere la prima spiegazione per uno stick negativo. Molto più spesso una chetonuria negativa con BHB capillare positivo dipende dal fatto che il paziente ha poco acetoacetato urinario, non da una “neutralizzazione” dello stick da parte dell’ascorbato.

 

Il caso levodopa

La levodopa merita una nota separata perché non è un integratore e non è un farmaco che aumenta realmente la chetogenesi, ma è riportata come causa di falso positivo della chetonuria. Clinical Methods la cita esplicitamente tra le sostanze in grado di causare falso positivo con Ketostix.

Nella pratica, l’informazione è utile soprattutto con pazienti anziani o neurologici. Una chetonuria inattesa in un paziente in terapia dopaminergica non va interpretata automaticamente come digiuno, diabete scompensato o dieta chetogenica nascosta.

 

Cosa non va messo in questa lista

È importante non confondere interferenza analitica e chetosi reale. Alcuni farmaci o supplementi possono aumentare davvero i chetoni: non sono falsi positivi dello stick.

Non vanno quindi classificati come interferenti puri gli SGLT2-inibitori, gli MCT, i chetoni esogeni, il digiuno, l’alcol associato a scarso introito glucidico o calorico, e le condizioni cliniche che aumentano realmente la chetogenesi. In questi casi il problema non è che lo stick “mente”; è che il metabolismo si è realmente spostato verso la produzione di corpi chetonici.

Allo stesso modo, farmaci come salicilati ad alte dosi o valproato possono entrare in meccanismi metabolici complessi. Ridurli a semplici “falsi positivi” sarebbe impreciso.

 

Come usarlo in ambulatorio

La regola pratica è semplice: la chetonuria è uno strumento grossolano, utile soprattutto all’inizio di un percorso, quando il paziente vuole una conferma immediata dell’avvio della chetosi. Diventa meno affidabile quando la chetosi è stabilizzata, quando il paziente è molto idratato, quando il BHB è il corpo chetonico predominante o quando esistono farmaci interferenti.

Quando il dato non torna, non bisogna forzare l’interpretazione dello stick. Bisogna cambiare strumento.

Se il paziente ha urine negative ma riferisce buona aderenza, fame ridotta, glicemia in miglioramento e perdita di peso coerente, la domanda non è “perché non si colora?”, ma “qual è il BHB capillare?”. Se invece lo stick è positivo in un paziente che non dovrebbe esserlo, prima di concludere per chetosi reale ha senso controllare farmaci come captopril, mesna, N-acetilcisteina, levodopa o altre sostanze capaci di alterare la reazione.

La conclusione clinica è questa: la chetonuria non misura la chetosi, misura soprattutto acetoacetato urinario. È una differenza piccola solo in apparenza. In realtà cambia completamente il modo in cui interpretiamo uno stick positivo, debole o completamente negativo.

 

Tabella pratica

Sostanza Effetto più probabile Nota
Mesna Falso positivo Interferente classico da gruppo sulfidrilico
Captopril Falso positivo Documentato con test urinari per chetoni
N-acetilcisteina Falso positivo Più rilevante ad alte esposizioni/dosi
Penicillamina Falso positivo possibile Meccanismo plausibile da gruppo –SH
Dimercaprolo Falso positivo possibile Composto tiolico
Cisteina/cisteamina Falso positivo possibile Rilevanza clinica variabile
Levodopa Falso positivo Segnalata da Clinical Methods
Vitamina C Possibile falso negativo, variabile Più solida per altri pad urinari; attenzione da 500 mg/die o urine ≥25–40 mg/dL
Urine pigmentate/fenazopiridina/coloranti Lettura falsata Spesso interferenza visiva più che vera chetosi

Bibliografia

Csako G. False-positive results for ketone with the drug mesna and other free-sulfhydryl compounds. Clinical Chemistry. 1987;33(2):289–292.

Warren SE. False-positive urine ketone test with captopril. New England Journal of Medicine. 1980;303:1003–1004.

Poon R, Hinberg I, Peterson RG. N-acetylcysteine causes false-positive ketone results with urinary dipsticks. Clinical Chemistry. 1990;36(5):818–819.

Clinical Methods. Ketonuria. NCBI Bookshelf.

Laffel L. Ketone bodies: a review of physiology, pathophysiology and application of monitoring to diabetes. Diabetes/Metabolism Research and Reviews. 1999;15(6):412–426.

Ko DH, Jeong TD, Kim S, et al. Influence of Vitamin C on Urine Dipstick Test Results. Annals of Clinical & Laboratory Science. 2015;45(4):391–395.

Lee W, Kim Y, Chang S, et al. The influence of vitamin C on the urine dipstick tests in the clinical specimens: a multicenter study. Journal of Clinical Laboratory Analysis. 2017;31(5):e22080.

Levine M, Conry-Cantilena C, Wang Y, et al. Vitamin C pharmacokinetics in healthy volunteers. Proceedings of the National Academy of Sciences. 1996;93(8):3704–3709.

Dawson WL. Levodopa and tests for ketonuria. N Engl J Med. 1970;283:264.

Huang J, et al. Update on Measuring Ketones. 2023.

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