Glifosato: il ritiro dello studio che aveva rassicurato il mondo

Il glifosato è probabilmente la molecola agricola più discussa degli ultimi decenni. Non soltanto per la sua diffusione — è l’erbicida più utilizzato al mondo — ma per ciò che rappresenta: l’incrocio, talvolta scomodo, tra ricerca scientifica, industria agrochimica, regolazione pubblica e percezione del rischio da parte della società.

Negli ultimi mesi è accaduto qualcosa che ha riacceso il dibattito. Una delle revisioni scientifiche più citate nella valutazione della sicurezza del glifosato è stata ritirata dalla rivista che l’aveva pubblicata. La motivazione? Questioni che riguardano la trasparenza del processo scientifico e l’indipendenza degli autori.

Un episodio che, a ben vedere, ha portato alla luce problemi seri nella costruzione dell’articolo.

 

Un lavoro che per anni ha influenzato la letteratura scientifica

Nel 2000 la rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology pubblicò una revisione molto estesa intitolata Safety evaluation and risk assessment of the herbicide Roundup and its active ingredient, glyphosate, for humans. Gli autori erano Gary M. Williams, Robert Kroes e Ian C. Munro.

Per oltre due decenni quell’articolo è stato citato frequentemente nella letteratura scientifica e nelle valutazioni regolatorie. In molti documenti tecnici compariva come riferimento per sostenere l’assenza di evidenze convincenti di cancerogenicità del glifosato (Williams et al., 2000).

Nel 2025 la stessa rivista ha però deciso di ritirarlo formalmente.

Secondo il comunicato editoriale, la decisione è stata presa dopo un’indagine interna che ha messo in discussione l’integrità del lavoro

 

Il problema degli studi utilizzati nella revisione

Uno degli aspetti più discussi riguarda la base scientifica su cui l’articolo fondava le proprie conclusioni.

Gran parte delle valutazioni sulla non cancerogenicità del glifosato derivava da studi non pubblicati provenienti dall’industria, in particolare da Monsanto. L’utilizzo di studi industriali non è insolito nella tossicologia regolatoria, poiché molte prove richieste per l’autorizzazione delle sostanze vengono condotte direttamente dalle aziende.

Tuttavia, nel caso della revisione del 2000, l’editor della rivista ha evidenziato che altri studi di carcinogenicità disponibili all’epoca non erano stati inclusi nell’analisi. Tra questi figuravano studi di lungo periodo su roditori condotti negli anni Novanta, come esperimenti di carcinogenicità a 18 o 24 mesi (Sugimoto, 1997).

Quando una revisione utilizza un approccio basato sul cosiddetto weight-of-evidence, cioè la valutazione complessiva delle prove disponibili, la selezione degli studi diventa cruciale. Se alcune evidenze rilevanti non vengono integrate nell’analisi, il risultato finale può risultare inevitabilmente sbilanciato.

 

Il problema del ghostwriting scientifico

Un secondo elemento emerso durante l’indagine riguarda la possibile partecipazione di dipendenti Monsanto alla scrittura dell’articolo.

Documenti ritrovati nel corso di contenziosi legali negli Stati Uniti suggerirebbero che personale dell’azienda avrebbe contribuito alla redazione del lavoro senza essere indicato tra gli autori. Questo fenomeno è noto come ghostwriting scientifico.

La questione non riguarda necessariamente la validità dei dati, ma la trasparenza del processo scientifico. Quando contributi significativi non vengono dichiarati, diventa difficile valutare correttamente l’indipendenza delle conclusioni.

Nel comunicato di ritrattazione la rivista sottolinea proprio questo aspetto, evidenziando anche la possibilità che gli autori abbiano ricevuto compensi da Monsanto non dichiarati nella pubblicazione originale.

 

Un dibattito scientifico già complesso

Il ritiro dell’articolo non risolve il dibattito sulla sicurezza del glifosato. Anzi, si inserisce in un contesto scientifico già caratterizzato da valutazioni divergenti.

Nel 2015 lo IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato il glifosato come probabile cancerogeno per l’uomo (Gruppo 2A) sulla base di evidenze limitate negli studi epidemiologici e sufficienti negli animali da laboratorio (IARC, 2015).

Altre istituzioni scientifiche e regolatorie hanno invece espresso valutazioni differenti. L’EFSA e l’ECHA, ad esempio, hanno concluso che le prove disponibili non supportano una classificazione cancerogena alle esposizioni tipiche per la popolazione generale (EFSA, 2015; ECHA, 2017).

Queste differenze non sono insolite nella valutazione del rischio chimico. Dipendono spesso da vari fattori:

  • la selezione degli studi considerati più rilevanti
  • le metodologie di analisi utilizzate
  • la distinzione tra hazard (pericolo intrinseco) e risk (rischio reale in condizioni di esposizione)

Il caso della revisione ritirata dimostra però quanto sia importante garantire la massima trasparenza nel processo di valutazione scientifica.

 

Una questione che riguarda la fiducia nella scienza

La ricerca finanziata dall’industria è parte integrante della produzione scientifica contemporanea. In molti settori — dalla farmacologia alla nutrizione, fino alla tossicologia ambientale — sarebbe difficile immaginare lo sviluppo di conoscenze senza il contributo delle aziende.

Il problema nasce quando i contributi non sono dichiarati o quando il processo di produzione scientifica diventa opaco.

Il caso della revisione sul glifosato ricorda che la credibilità della scienza non dipende soltanto dalla qualità dei dati, ma anche dalla trasparenza con cui quei dati vengono prodotti, analizzati e comunicati.

E quando una pubblicazione che ha influenzato per decenni il dibattito scientifico viene ritirata, inevitabilmente la domanda torna a galla: quanto possiamo fidarci delle evidenze che guidano le decisioni regolatorie?

 

Bibliografia

Williams GM, Kroes R, Munro IC. Safety evaluation and risk assessment of the herbicide Roundup and its active ingredient, glyphosate, for humans. Regulatory Toxicology and Pharmacology. 2000;31:117–165.

Retraction notice to “Safety evaluation and risk assessment of the herbicide roundup and its active ingredient, glyphosate, for humans”. Regulatory Toxicology and Pharmacology. 2025.

IARC. Glyphosate. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. Volume 112. Lyon: International Agency for Research on Cancer; 2015.

EFSA. Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate. EFSA Journal. 2015;13(11):4302.

ECHA. Committee for Risk Assessment opinion proposing harmonised classification and labelling at EU level of glyphosate. European Chemicals Agency; 2017.

Sugimoto K. 18-Month Oral Oncogenicity Study in Mice. Institute of Environmental Toxicology, Kodaira-shi, Japan; 1997.

Enemoto K. 24-Month Oral Chronic Toxicity and Oncogenicity Study in Rats. Institute of Environmental Toxicology, Kodaira-shi, Japan; 1997.

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